lunedì 19 ottobre 2009
...sul famigerato "papello" ...
di Lorenzo Frigerio
Di ritorno da New York, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sceglie prima le pagine de “La Stampa” e, a seguire, i microfoni del TG 3 per entrare nel vivo del dibattito scaturito dalle rivelazioni delle ultime settimane sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra per porre fine allo scontro diretto e sul famigerato “papello”, contenente le richieste di Totò Riina fatte pervenire al ROS dei Carabinieri tramite Vito Ciancimino e, anche per entrare nelle motivazioni della strage di via D’Amelio, costata la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta.
Grasso smorza i facili entusiasmi di chi vede la verità dietro l’angolo, a portata di mano, ricordando piuttosto che il vaglio della magistratura è fondamentale prima di dire che è stato fatto un passo in avanti verso l’accertamento di contesti ed eventi così fondamentali per la vita del nostro Paese.
Il procuratore antimafia ricorda poi anche che i contatti tra Ciancimino e gli ufficiali dei Carabinieri sono accertati processualmente, come pure accertati processualmente risultano essere la richiesta di resa dei capi di Cosa Nostra e, in cambio, la proposta di ottimi trattamenti per i loro familiari, di ottimi trattamenti carcerari per i reclusi e, finanche di quella che, prendendo in prestito le parole utilizzate in altra circostanza dall’allora capitano De Donno, si definisce una “giusta valutazione delle responsabilità”.
La trattativa si arena in presenza delle difficoltà che lo stesso Ciancimino si trova ad affrontare nel suo ruolo di mediatore, preso tra l’incudine e il martello. Da un lato deve chiedere a Riina e agli altri boss di arrendersi, in cambio di contropartite che saranno giudicate sicuramente non all’altezza dai capi di Cosa Nostra. Dall’altro lato si trova a proporre a settori delle istituzioni, non bene identificati ancora oggi, il “papello” contenente una serie di richieste inaccettabili per uno Stato di diritto, pena la resa alla criminalità organizzata. Tra le tante, infatti, ricordiamo la revisione della sentenza del primo maxi processo, l’abolizione della legislazione sui collaboratori di giustizia e la modifica della legge Rognoni - La Torre.
Da qui il tentativo di rimaneggiare i contenuti delle richieste della mafia che avrebbe portato Ciancimino a redigere una sorta di “papello bis” con richieste più accettabili da entrambe le parti in causa. Un compito davvero difficile, visto che Ciancimino è conscio di giocarsi tutto, compresa la sua stessa vita. A tale riguardo nelle prossime ore, il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino tornerà ad incontrare i magistrati per capire i passaggi successivi alla consegna del papello vero e proprio.
Secondo Grasso nella ricostruzione dei fatti che sta emergendo in queste ultime settimane, la strage di via D’Amelio assolverebbe quindi alla funzione di “riscaldare la trattativa”, viste le resistenze in atto. Il passaggio più interessante delle dichiarazioni del magistrato è quello però che riguarda la vita di alcuni uomini politici di allora, ministri della Repubblica soprattutto, che avrebbero avuta salva la vita proprio in virtù della trattativa.
Prima di entrare nel merito delle nuove valutazioni di Grasso, facciamo un passo indietro.
Cosa Nostra, dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 31 gennaio 1992 che certifica per sempre l’esistenza della stessa organizzazione, fino a quel momento mai provata, la funzione direttiva della Cupola e tutta una serie di reati, descritti nel certosino lavoro processuale del pool dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, nella stagione di sangue inaugurata con il duplice scopo di regolare i conti con i vecchi referenti politici e di trovare nuove forme di convivenza nel quadro politico in divenire, sotto l’infuriare delle inchieste di Tangentopoli, si sarebbe trovata davanti ad un bivio.
O continuare per la propria strada, a colpi di esplosivo e di lupara, per arrivare a prefigurare una condizione di secessione dell’isola dal resto del paese, per poi trasformarla in una sorta di porto franco. Si pensi, a tale riguardo, alla circostanza mai chiarita della fondazione di una serie di “leghe del Sud”, compresa Libera Sicilia, che vide coinvolto perfino il cognato di Riina, Leoluca Bagarella e alle dichiarazioni di allora dell’ideologo della Lega Nord Gianfranco Miglio che sosteneva a spada tratta le ragioni della secessione, anche in risposta alle istanze federaliste del nord Italia.
Oppure trattare per arrivare ad un accordo con lo Stato, o meglio settori deviati dello stesso, in questo ripercorrendo una strada battuta a più riprese fin dai tempi della strage di Portella della Ginestra e dall’eliminazione del bandito Salvatore Giuliano.
La stessa scelta si pone allo Stato perché, ricorda ancora Grasso “il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone: questi contatti dovevano servire a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Il problema è di non riconoscere a Cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato, ma non c’è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze”.
Per poter sperare di avere successo nella trattativa con nuovi interlocutori, i boss mafiosi capiscono allora che non possono certo eliminare con la violenza i politici che avrebbero dovuto soddisfare le loro istanze, perché sarebbe stato controproducente ai fini del raggiungimento dei propri scopi. “In questo senso – dichiara allora Grasso nelle interviste rilasciate in queste ore – si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici”.
E i nomi di chi ebbe salva la vita per questo cambio di obiettivo? Tutti potenti della Prima Repubblica, leader di partito ed ex ministri, a partire da Giulio Andreotti e Claudio Martelli per arrivare a Calogero Mannino e Carlo Vizzini “e forse mi sfugge qualche altro nome”, conclude il procuratore antimafia.
Di sicuro per il momento c’è che Paolo Borsellino invece perse la vita in quella calda estate del 1992, probabilmente per i motivi opposti, per essersi opposto al mercimonio in atto, una trattativa inconcepibile per un uomo dello Stato come lui, tutto d’un pezzo.
sabato 12 settembre 2009
POESIA E DINTORNI
Sensazione
"Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna."
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Rimbaud
giovedì 3 settembre 2009
domenica 23 agosto 2009
venerdì 7 agosto 2009
POETANDO
Arida e Afosa
in una distesa silente
di ambrate spighe
baci il sole
lasciandoti trasportare
dall'assordante canto delle cicale.
E ti lasci guardare
dagli occhi del viandante
Arida e Afosa
Terra di Puglia
martedì 28 luglio 2009
giovedì 23 luglio 2009
A ZACINTO
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
venerdì 10 luglio 2009
sabato 4 luglio 2009
sabato 27 giugno 2009
sabato 20 giugno 2009
Quella che scende è una visione
individuata e presa dall'alone
delle piogge annunziate,
una favola, un gioco o una chimera
che s'insinua nel cuore della sera
con gli ascensori della luna.
In questo modo spunta il profilo
stesso della luna, una mafalda bassa
tutta ingroppata con gli occhi della melassa,
perpetua, mulacecata, corbella, sassa,
d'età pausistica sensibile all'osso,
di quelle che mangian questue
lungo pianure infeste di medioevo pesto.
Omaggio a Vito Riviello
venerdì 12 giugno 2009
Donne... così dolcemente complicate

Coventry Patmore
Le Donne sono fatte per essere amate non per essere comprese.
Oscar Wilde
Correre dietro alle donne non ha mai fatto male a nessuno. E' raggiungerle, che è pericoloso.
Fogazzaro

La donna, nel paradiso terrestre, ha morso il frutto dell'albero della conoscenza dieci minuti prima dell'uomo: da allora ha sempre conservato quei dieci minuti di vantaggio.
Alphonse Karr
Una donna che vuole scendere al livello di un uomo manca di ambizione.
Anonimo
La donna, solo il diavolo sa cos'è: io non ci capisco niente.
Dostoevskij
Hans Sohnker
G.F.C.
"Tutto ciò che è stato scritto dagli uomini sulle donne deve essere ritenuto sospetto dal momento che essi sono ad un tempo giudici e parti in causa".
Kant
Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.
W. Shakespeare
lunedì 8 giugno 2009
sabato 6 giugno 2009
venerdì 5 giugno 2009
POESIA E DINTORNI
'A LIVELLA
di Antonio de Curtis - Totò
Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con i fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza
St'anno m'è capitata 'n'avventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna), si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema 'e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d' 'a chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE
MORTO L'11 MAGGIO DEL '31."
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
... sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce steva n'ata tomba piccerella
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, solamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena si liggeva:
"ESPOSITO GENNARO NETTURBINO".
Guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'Ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pure all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i' rummanette 'chiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje; stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato ... dormo, o è fantasia?
Ate che' fantasia; era 'o Marchese:
c' 'o tubbo, 'a caramella e c' 'o pastrano;
chill'ato appriesso' a isso un brutto arnese:
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello... 'o scupatore.
'Int' a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se retireno a chest'ora?
Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quando 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e, tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono un blasonato?!
La casta e casta e va, si, rispettata,
ma voi perdeste il senso e la misura;
la vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la vostra vicinanza puzzolente.
Fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i' nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie b stata a ffa' sta fessaria,
i' che putevo fa' si ero muorto'?
Si fosse vivo ve farrie cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse,
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa."
"E cosa aspetti, oh turpe macreato,
che 1'ira mia raggiunga 1'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei gih dato piglio alla violenza!"
"Famne vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché', mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so' mazzate!...
Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vvuò capì, ca simmo eguale?...
... Morto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'n'ato è tale e qquale."
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?"
"Tu qua' Natale ... Pasca e Ppifania!!
T' 'o vvuo' mettere 'ncapo... 'int' 'a cervella
che staje malato ancora 'e fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched'e".... e una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt' 'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme
tu nun t'he fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!"








