venerdì 15 giugno 2012

La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla. Simonide

mercoledì 30 novembre 2011

PENSIERI DI PIETRA

"La scultura ti fa accelerare il passo per andarle incontro, rallentare per realizzarla, fermarti per scoprirla."

MICHELE MORETTI SENIOR
l'ultimo della vecchia guardia dei maestri scalpellini-scultori, ha partecipato a tantissimi lavori e tante sue opere figurano egregiamente in molte città italiane ed estere. Ha lavorato per molti anni anche in Grecia a Rodi Egeo, dove ha partecipato al restauro del grandioso castello di quella città. Michele Moretti, nella sua arte, racchiude l'esperienza di tanti maestri scalpellini che, nel loro lungo cammino in compagnia della pietra, hanno fatto grande l'arte dello "scalpello" che sa dare alla pietra un'anima.
Questo è un omaggio a mio nonno e a tutti i maestri scalpellini di Bitonto che con la loro arte hanno portato alto il nome della propria città nel campo dell'artigianato.

martedì 19 luglio 2011

TORNO CON UNA NUOVA PASSIONE: LA FOTOGRAFIA

Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento. (Henri Cartier-Bresson)

MOMENT...ART

domenica 11 luglio 2010

Lamento per il Sud


di Salvatore Quasimodo

La luna rossa, il vento,
il tuo colore di donna del Nord,
la distesa di neve …
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate tra le nebbie.

Ho dimenticato il mare,
la grave conchiglia
soffiata dai pastori siciliani
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema
nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo
degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque
la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine,
stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte
con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto
il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli
tornano sui monti,
costringono i cavalli
sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia
lungo le piste nuovamente rosse,
ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
Il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.

mercoledì 26 maggio 2010

...venne la resurrezion della carne...


...e lasciati stare dall'una delle parti i pensier santi e l'orazioni e le discipline, a recarsi per la memoria la giovinezza e la bellezza di costei 'ncominciò, e oltre a questo a pensar che via e che modo egli dovesse con lei tenere, acciò che essa non s'accorgesse lui come uomo dissoluto pervenire a quello che egli di lei disiderava...
...primieramente con molte parole le mostrò quanto il diavolo fosse nemico di Domeneddio; e appresso le diede ad intendere che quello servigio che più si poteva far grato a Dio si era rimettere il diavolo in inferno, nel quale Domeneddio l'aveva dannato.
...La giovinetta il domandò, come questo si facesse. Alla quale Rustico disse:

- Tu il saprai tosto, e perciò farai quello che a me far vedrai - ; e cominciossi a spogliare quegli pochi vestimenti che aveva, e rimase tutto ignudo, e così ancora fece la fanciulla, e posesi ginocchione a guisa che adorar volesse e dirimpetto a sé fece star lei.

E così stando, essendo Rustico più che mai nel suo disidero acceso per lo vederla così bella, venne la resurrezion della carne, la quale riguardando Alibech e maravigliatasi, disse:

- Rustico, quella che cosa è che io ti veggio che così si pigne in fuori, e non l'ho io?

- O figliuola mia, - disse Rustico - questo è il diavolo di che io t'ho parlato. E vedi tu? ora egli mi dà grandissima molestia, tanta che io appena la posso sofferire.

Allora disse la giovane:

- Oh lodato sia Iddio, ché io veggio che io sto meglio che non stai tu, ché io non ho cotesto diavolo io.

Disse Rustico:

- Tu di'vero, ma tu hai un'altra cosa che non la ho io, e haila in iscambio di questo.

Disse Alibech: - O che?

A cui Rustico disse:

- Hai il ninferno; e dicoti che io mi credo che Iddio t'abbia qui mandata per la salute della anima mia, per ciò che se questo diavolo pur mi darà questa noia, ove tu vogli aver di me tanta pietà e sofferire che io in inferno il rimetta, tu mi darai grandissima consolazione e a Dio farai grandissimo piacere e servigio, se tu per quello fare in queste parti venuta se', che tu di'.

La giovane di buona fede rispose:

- O padre mio, poscia che io ho il ninferno, sia pure quando vi piacerà.

giovedì 25 febbraio 2010

POETANDO

Il sangue dei martiri

Anche oggi
il sangue dei martiri
è sceso dalle croci
e scorre
nei fiumi delle incomprensioni
anche oggi
fiumi di sangue
hanno irrigato
l'infertilità dei cuori

Autore: Moretti Michele Poesia pubblicata il 28/01/2010

Dal sito Scrivere (www.scrivere.info)

Opera pubblicata nel sito Scrivere.info ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

sabato 28 novembre 2009

da "M'incazzo dunque sono poeta" del Prof. Gaetano Avena


Lente le ombre di musicale serena
armonia indugiano sulle memorie
di lontane carezze mentre scende
vagante la notte con le stelle
lungo il Cuore che diventa la marea...

... La notte è anche l'aula scovata dai Poeti
per dipanare le trame della Bellezza...

lunedì 19 ottobre 2009

...sul famigerato "papello" ...

Anche Grasso conferma la trattativa

di Lorenzo Frigerio

Di ritorno da New York, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sceglie prima le pagine de “La Stampa” e, a seguire, i microfoni del TG 3 per entrare nel vivo del dibattito scaturito dalle rivelazioni delle ultime settimane sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra per porre fine allo scontro diretto e sul famigerato “papello”, contenente le richieste di Totò Riina fatte pervenire al ROS dei Carabinieri tramite Vito Ciancimino e, anche per entrare nelle motivazioni della strage di via D’Amelio, costata la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta.

Grasso smorza i facili entusiasmi di chi vede la verità dietro l’angolo, a portata di mano, ricordando piuttosto che il vaglio della magistratura è fondamentale prima di dire che è stato fatto un passo in avanti verso l’accertamento di contesti ed eventi così fondamentali per la vita del nostro Paese.
Il procuratore antimafia ricorda poi anche che i contatti tra Ciancimino e gli ufficiali dei Carabinieri sono accertati processualmente, come pure accertati processualmente risultano essere la richiesta di resa dei capi di Cosa Nostra e, in cambio, la proposta di ottimi trattamenti per i loro familiari, di ottimi trattamenti carcerari per i reclusi e, finanche di quella che, prendendo in prestito le parole utilizzate in altra circostanza dall’allora capitano De Donno, si definisce una “giusta valutazione delle responsabilità”.
La trattativa si arena in presenza delle difficoltà che lo stesso Ciancimino si trova ad affrontare nel suo ruolo di mediatore, preso tra l’incudine e il martello. Da un lato deve chiedere a Riina e agli altri boss di arrendersi, in cambio di contropartite che saranno giudicate sicuramente non all’altezza dai capi di Cosa Nostra. Dall’altro lato si trova a proporre a settori delle istituzioni, non bene identificati ancora oggi, il “papello” contenente una serie di richieste inaccettabili per uno Stato di diritto, pena la resa alla criminalità organizzata. Tra le tante, infatti, ricordiamo la revisione della sentenza del primo maxi processo, l’abolizione della legislazione sui collaboratori di giustizia e la modifica della legge Rognoni - La Torre.

Da qui il tentativo di rimaneggiare i contenuti delle richieste della mafia che avrebbe portato Ciancimino a redigere una sorta di “papello bis” con richieste più accettabili da entrambe le parti in causa. Un compito davvero difficile, visto che Ciancimino è conscio di giocarsi tutto, compresa la sua stessa vita. A tale riguardo nelle prossime ore, il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino tornerà ad incontrare i magistrati per capire i passaggi successivi alla consegna del papello vero e proprio.
Secondo Grasso nella ricostruzione dei fatti che sta emergendo in queste ultime settimane, la strage di via D’Amelio assolverebbe quindi alla funzione di “riscaldare la trattativa”, viste le resistenze in atto. Il passaggio più interessante delle dichiarazioni del magistrato è quello però che riguarda la vita di alcuni uomini politici di allora, ministri della Repubblica soprattutto, che avrebbero avuta salva la vita proprio in virtù della trattativa.

Prima di entrare nel merito delle nuove valutazioni di Grasso, facciamo un passo indietro.
Cosa Nostra, dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 31 gennaio 1992 che certifica per sempre l’esistenza della stessa organizzazione, fino a quel momento mai provata, la funzione direttiva della Cupola e tutta una serie di reati, descritti nel certosino lavoro processuale del pool dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, nella stagione di sangue inaugurata con il duplice scopo di regolare i conti con i vecchi referenti politici e di trovare nuove forme di convivenza nel quadro politico in divenire, sotto l’infuriare delle inchieste di Tangentopoli, si sarebbe trovata davanti ad un bivio.

O continuare per la propria strada, a colpi di esplosivo e di lupara, per arrivare a prefigurare una condizione di secessione dell’isola dal resto del paese, per poi trasformarla in una sorta di porto franco. Si pensi, a tale riguardo, alla circostanza mai chiarita della fondazione di una serie di “leghe del Sud”, compresa Libera Sicilia, che vide coinvolto perfino il cognato di Riina, Leoluca Bagarella e alle dichiarazioni di allora dell’ideologo della Lega Nord Gianfranco Miglio che sosteneva a spada tratta le ragioni della secessione, anche in risposta alle istanze federaliste del nord Italia.
Oppure trattare per arrivare ad un accordo con lo Stato, o meglio settori deviati dello stesso, in questo ripercorrendo una strada battuta a più riprese fin dai tempi della strage di Portella della Ginestra e dall’eliminazione del bandito Salvatore Giuliano.

La stessa scelta si pone allo Stato perché, ricorda ancora Grasso “il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone: questi contatti dovevano servire a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Il problema è di non riconoscere a Cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato, ma non c’è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze”.
Per poter sperare di avere successo nella trattativa con nuovi interlocutori, i boss mafiosi capiscono allora che non possono certo eliminare con la violenza i politici che avrebbero dovuto soddisfare le loro istanze, perché sarebbe stato controproducente ai fini del raggiungimento dei propri scopi. “In questo senso – dichiara allora Grasso nelle interviste rilasciate in queste ore – si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici”.

E i nomi di chi ebbe salva la vita per questo cambio di obiettivo? Tutti potenti della Prima Repubblica, leader di partito ed ex ministri, a partire da Giulio Andreotti e Claudio Martelli per arrivare a Calogero Mannino e Carlo Vizzini “e forse mi sfugge qualche altro nome”, conclude il procuratore antimafia.
Di sicuro per il momento c’è che Paolo Borsellino invece perse la vita in quella calda estate del 1992, probabilmente per i motivi opposti, per essersi opposto al mercimonio in atto, una trattativa inconcepibile per un uomo dello Stato come lui, tutto d’un pezzo.

sabato 12 settembre 2009

POESIA E DINTORNI


Sensazione

"Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna."

Rimbaud

Amici blogger, scusate per la prolungata assenza, ma il lavoro e gli altri impegni della vita non mi permettono di stare troppo tempo al pc ... un affettuoso saluto a tutti.

giovedì 3 settembre 2009


gRAZIE mARIANNNAAA

venerdì 7 agosto 2009

POETANDO

Terra di Puglia

Arida e Afosa
in una distesa silente
di ambrate spighe
baci il sole
lasciandoti trasportare
dall'assordante canto delle cicale.
E ti lasci guardare
dagli occhi del viandante
Arida e Afosa
Terra di Puglia

di Moretti M.le
nella foto "Paesaggio di Puglia" acrilico su tela di Vito Moretti