domenica 5 ottobre 2008

Archeologia: una vecchia passione


…AD HONOREM. DEI ET VIRGINIS. MARIE…

A pochi chilometri dal comune di Terlizzi, in provincia di Bari, è sito uno dei più affascinanti e misteriosi luoghi di Puglia, crocevia per i pellegrini in transito lungo l’antica via Appia verso la Terrasanta, e da sempre “centrum” di antiche conoscenze e scrigno di antichi segreti templari.
Così, per giungere al cospetto della Vergine dal volto scuro, “nigra sum sed formosa”, dovremo addentrarci tra antichi culti preistorici e megalitici, misteriosi simboli di arcane religioni e affreschi templari, tracce indissolubili di un passato che ancora riecheggia tra le mura della bellissima chiesa di Santa Maria di Sovereto.


Etimologicamente per diversi studiosi il suo nome sembrerebbe provenire da “Suberitum” e cioè da suber, sughero, ma intrigante è l’idea di una derivazione diversa, forse da “sovra ereto” o meglio “eretto sopra”, significato che fa pensare ad un qualcosa di importante sotto la contrada e che ci riporta nel grembo ctonio della madre terra. Del resto, già nelle campagne limitrofe troviamo i segni di antichi rituali le cui pietre sono rimaste uniche e silenti testimoni, ed ecco così che nel vicino Bosco delle vergini sono presenti ben quattro menhir allineati, un piccolo leys sicuramente molto più fitto in passato, ma che pian piano l’ignoranza popolare ha distrutto.

...così, seguendo questo mistico filo d’Arianna che approdiamo all’Ogigia pugliese, il mistico omphalos di Sovereto


8 commenti:

ogerius ha detto...

mi avevano detto: lascia stare, è una città industriale, non c'è nulla da vedere. ma ecco, tu mi dai un'ottima scusa per una prossima gita. dimmi qualcosa di più, sulla pietra della foto, col simbolo della triplice cinta; su questa Ogigia pugliese (ti riferisci a Calipso o a miti ancor più lontani e misteriosi?), sul bosco delle pietre misteriose e su ciò che chiami OMPHALOS. se puoi e se vuoi, ovviamente. grazie.

Lindy11 ha detto...

Mik: mi stupisci sempre!!!! Devo invitarti a scuola, quando i miei alunni saranno un po' piu' grandi, per qualche informazione storico-artistica della nostra terra. Un bacio. Rosalinda

mikele ha detto...

Si, mi riferivo all'isola di Ogigia,dove Ulisse incontra Calipso, luoghi dove umano e divino si incontrano, per quanto riguarda la foto con il simbolo della triplice cinta, è la foto di una panca sita all'esterno del Santuario, dove sono ben visibili questi quadrati concentrici, da molti considerato solo un antico gioco, meglio conosciuto come "filetto", ancora oggi presente sul retro di molte scacchiere, a mio modesto avviso però questa tesi potrebbe essere accettata,quando il campo di gioco è in orrizontale, ma quando lo schema della Triplice Cinta lo si ritrova su muri o supporti in verticale, la faccenda assume un aspetto più delicato, interessante,che non si può esaurire in spiegazioni spicciole. Inoltre, non è attualmente possibile, almeno per quanto io penso, definire quando le incisioni sono state praticate: coeve all'edificio o posteriori? O magari anteriori e inglobate nella struttura stessa? E se fossero incisioni praticate da coloro che,passando attraverso le epoche, hanno voluto lasciare la propria "impronta" o farci "ammattire"? Esistono sistemi usati per datare approssimativamente questo tipo di incisioni su pietra (la presenza di strati di materiali chimici sovrapposti, ad esempio, accumulatisi nel tempo) ma una certezza manca.

mikele ha detto...

E' indubbio che tale simbolismo ci riporti all'idea di un "CENTRO", sul quale le sfere umane devono convergere e "ordinarsi". Come una sorta di "ambito" in cui l'Uomo deve operare e non perdersi in direzioni vane, ma cercando sempre di ritrovare sè stesso.
L’omphalos è legato anche alla presenza della Triplice Cinta e a quella delle pietre sacre.
La Chiesa infatti sorge su un luogo geomantico, dove c’è un allineamento di quattro elementi megalitici, e nel 500 il bosco dove si trovavano questi menhir veniva chiamato il Bosco delle Vergini, a richiamare riti pagani legati alla Natura.
Accanto a questi simboli vi è anche la leggenda dell’acqua taumaturgica, per cui sotto la chiesa scorrerebbe un fiume la cui acqua è miracolosa e a testimonianza di ciò ci sarebbe la riproduzione su una lunetta del portale d’ingresso, in cui è rappresentata la madonna e un uomo che sale i gradini di una scala appoggiata alle acque; tra l’altro la stessa
Madonna di Sovereto nell’antichità era venerata come “Madonna dell’Acqua” dai paesi vicini e dai pastori abruzzesi e molisani che arrivavano in Puglia per la transumanza.

mdudu ha detto...

Sovereto è un borgo bellissimo. Piccolo ma davvero un gioiellino. C'è una mia amica che ha una casa con giardino e un terrazzo su cui ho passato bellissime serate estive a contemplare il paesaggio.
davvero un bel riflettere.
Buongiorno Mikele fonte inesauribile di nozioni interessanti:)

ogerius ha detto...

grazie anche per il supplemento di informazioni. resta solo da chiarire come origini a questo centro il titolo di omphalos, quale sia la natura di questa sua centralità. E a proposito della Triplice Cinta, sai qualcosa della chiesa garganica di S. Maria di Monte d'Evio?

mikele ha detto...

Ogerius nn conosco la chiesa di S. Maria di Monte d'Evio, però segni della Triplice Cinta sono raffigurati in tanti altri santuari e luoghi sacri.

ogerius ha detto...

allora dammi qualche indicazione geografica, perché, dato il significato del segno, è interessante conoscere le località.
della chiesa di Monte d'Evio parlava un articolo di giornale, di alcuni anni fa.
conto di farci una gita, in entrambe i luoghi
grazie e a presto