martedì 28 aprile 2009

TOMMASO TRAETTA

Celebre compositore della scuola napoletana, nacque il 30 marzo 1727 a Bitonto, nell'allora regno di Napoli. Ammesso al conservatorio di Loreto all'età di undici anni, vi divenne allievo di Durante.

Dopo dieci anni di studio, l'istruzione di Traetta, in tutte le parti della musica, fu completa. Uscito dal conservatorio, nel 1748, si dedicò all'insegnamento del canto e compose per le chiese e i conventi di Napoli, delle messe, dei vespri, dei mottetti e delle litanie, gran parte delle quali si trovano ancor oggi manoscritte. Nel 1750 la sua opera seria Il Farnace fu rappresentata al teatro San Carlo ottenendo un successo talmente strepitoso che gli si chiesero altre sei opere per la stessa scena le quali si succedettero senza interruzione una dopo l'altra.

Chiamato a Roma nel 1754, vi diede al teatro Aliberti, l' Ezio, considerata a giusto titolo come una delle sue più belle opere. D'allora la sua reputazione si diffuse in tutta Italia; Firenze, Venezia, Milano, Torino si disputarono ed applaudirono i suoi successi, ma delle vantaggiose proposte fattegli dal duca di Parma, ne arrestarono il vagabondare perché accetto la carica di maestro di cappella di questo principe e fu incaricato di insegnare l'arte del canto alle principesse della famiglia ducale. Secondo Laborde, Traetta da allora cambiò il suo stile e che imitò, nelle opere, il gusto francese che era quello della corte di Parma, ma non si trova traccia di questo cambiamento nelle partiture dell' Armida né in quella dell' Ifigenia composte nella stessa epoca.

Dotato nel grado più elevato di genio drammatico, pieno di vigore nell'espressione dei sentimenti appassionati, ardito nelle modulazioni e più incline dei musicisti italiani del suo tempo a far uso dell'armonia cromatica della scuola tedesca, Traetta sembra aver concepito la musica di teatro dal punto di vista dal quale Gluck si è posto qualche anno più tardi, a parte la diversità nelle tendenze melodiche che sono più evidenti nelle opere del compositore italiano.

Nel patetico, Traetta raggiunge talvolta il sublime, come si può vedere nell'aria di Semiramide che è stata inserita nel Methode de chant du conservatoire de Paris. Talvolta dimenticava che il gusto dei suoi compatrioti rigettava allora questi accenti energici, e che essi preferivano la melodia pura al dividere la loro attenzione tra la melodia e l'armonia, ma quando percepiva nel suo uditorio la fatica di questa attenzioni, durante le prime messe in scena, nelle quali sedeva al clavicembalo, aveva l'abitudine di rivolgersi agli spettatori dicendo: "Signori, badate a questo passo", e il pubblico applaudiva quasi sempre a questa espressione ingenua di orgoglio dell'artista.

UN VERO ORGOGLIO BITONTINO, ...e qualcuno dei miei concittadini ancora non sà chi sia, se non il nome di una strada!!!

1 commento:

Marianna ha detto...

grazie per essere passato ieri