giovedì 23 luglio 2009

    A ZACINTO

    Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell'onde
    del greco mar da cui vergine nacque

    Venere, e fea quelle isole feconde
    col suo primo sorriso, onde non tacque
    le tue limpide nubi e le tue fronde
    l'inclito verso di colui che l'acque

    cantò fatali, ed il diverso esiglio
    per cui bello di fama e di sventura
    baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il fato illacrimata sepoltura.

2 commenti:

Marianna ha detto...

miky amico mio!!!!! ma ti sei preso il regalino esposto io parto almeno lascio qualcosa di carino no? ci sentiamo a settembre mi raccomando prendilo mi farebbe tanto piacere !

Kylie ha detto...

Una bella poesia, l'ho apprezzata quand'ero alle elementari e la rileggo sempre con piacere.

Baci