domenica 11 luglio 2010

Lamento per il Sud


di Salvatore Quasimodo

La luna rossa, il vento,
il tuo colore di donna del Nord,
la distesa di neve …
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate tra le nebbie.

Ho dimenticato il mare,
la grave conchiglia
soffiata dai pastori siciliani
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema
nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo
degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque
la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine,
stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte
con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto
il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli
tornano sui monti,
costringono i cavalli
sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia
lungo le piste nuovamente rosse,
ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
Il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.

mercoledì 26 maggio 2010

...venne la resurrezion della carne...


...e lasciati stare dall'una delle parti i pensier santi e l'orazioni e le discipline, a recarsi per la memoria la giovinezza e la bellezza di costei 'ncominciò, e oltre a questo a pensar che via e che modo egli dovesse con lei tenere, acciò che essa non s'accorgesse lui come uomo dissoluto pervenire a quello che egli di lei disiderava...
...primieramente con molte parole le mostrò quanto il diavolo fosse nemico di Domeneddio; e appresso le diede ad intendere che quello servigio che più si poteva far grato a Dio si era rimettere il diavolo in inferno, nel quale Domeneddio l'aveva dannato.
...La giovinetta il domandò, come questo si facesse. Alla quale Rustico disse:

- Tu il saprai tosto, e perciò farai quello che a me far vedrai - ; e cominciossi a spogliare quegli pochi vestimenti che aveva, e rimase tutto ignudo, e così ancora fece la fanciulla, e posesi ginocchione a guisa che adorar volesse e dirimpetto a sé fece star lei.

E così stando, essendo Rustico più che mai nel suo disidero acceso per lo vederla così bella, venne la resurrezion della carne, la quale riguardando Alibech e maravigliatasi, disse:

- Rustico, quella che cosa è che io ti veggio che così si pigne in fuori, e non l'ho io?

- O figliuola mia, - disse Rustico - questo è il diavolo di che io t'ho parlato. E vedi tu? ora egli mi dà grandissima molestia, tanta che io appena la posso sofferire.

Allora disse la giovane:

- Oh lodato sia Iddio, ché io veggio che io sto meglio che non stai tu, ché io non ho cotesto diavolo io.

Disse Rustico:

- Tu di'vero, ma tu hai un'altra cosa che non la ho io, e haila in iscambio di questo.

Disse Alibech: - O che?

A cui Rustico disse:

- Hai il ninferno; e dicoti che io mi credo che Iddio t'abbia qui mandata per la salute della anima mia, per ciò che se questo diavolo pur mi darà questa noia, ove tu vogli aver di me tanta pietà e sofferire che io in inferno il rimetta, tu mi darai grandissima consolazione e a Dio farai grandissimo piacere e servigio, se tu per quello fare in queste parti venuta se', che tu di'.

La giovane di buona fede rispose:

- O padre mio, poscia che io ho il ninferno, sia pure quando vi piacerà.

giovedì 25 febbraio 2010

POETANDO

Il sangue dei martiri

Anche oggi
il sangue dei martiri
è sceso dalle croci
e scorre
nei fiumi delle incomprensioni
anche oggi
fiumi di sangue
hanno irrigato
l'infertilità dei cuori

Autore: Moretti Michele Poesia pubblicata il 28/01/2010

Dal sito Scrivere (www.scrivere.info)

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